Pornografia di Witold Gombrowicz
Prima degli scandali su pornografie,
pedofilie, ninfette, lolite varie - e fortemente superiore a tutti
questi - edito nel 1960 a Parigi e in Italia (solo nel 1986 in Polonia,
patria dell’autore), Pornografia (“titolo ironico”, dice Gombrowicz)
esalta il valore assoluto della giovinezza, della sua invidiabile imperfezione - contro la perfezione piena della maturità – e spensieratezza.
Un’elegante, impalpabile scia di erotismo
occhieggia dopo poche pagine di veloce introduzione e notturno,
misterioso viaggio del narratore e del suo socio in affari. Arrivati in
un paese di campagna, i due si rendono subito conto, grazie al loro
sottilissimo intuito psico-filosofico, dell’attrazione esistente tra
due giovani, una ragazza di buona famiglia e un garzone che lavora per
lei. A questo scopo mettono in atto un piano, nel tentativo
voyeristico, ma nel senso di uno sguardo altamente penetrante la
realtà, di fare accoppiare i giovani, creando situazioni teatrali e
forzate.
Il libro intreccia Eros e Thanatos, amore e
morte, nell’ennesimo connubio sotteso a una perversa seduzione. Due
storie quindi, quella dell’eros, in cui le due coppie di adulti e
giovani cercano di mescolare i loro mondi, e quella della morte, legata
alla contingenza storica (l’occupazione tedesca), che diventa il trade union in grado di fondere i desideri delle due coppie.
Di pornografico qui c’è solo la realtà, messa a nudo fino alle viscere, fin nei suoi atomi, dall’eloquente retorica dell’autore.
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