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PICCOLA GUIDA PER NAUFRAGHI CON GIAGUARO E SENZA SESTANTE di MOACYR SCLIAR Si sa che agli italiani piace l’iperprolissità dei titoli, vedasi per
esempio nel cinema: “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta
calda”, “Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e
politica” fino a “Quando sei nato non puoi più nasconderti”. Lo stesso
vale per le traduzioni dai titoli stranieri: così “Home alone” è
diventato “Mamma ho perso l’aereo”, “Intolerable cruelty” è “Prima ti
sposo e poi ti rovino” dei mitici fratelli Cohen, “Runaway bride” è “Se
scappi ti sposo”, e via dicendo. Tuttavia mi chiedo come sia possibile
che “Piccola guida per naufraghi con giaguaro e senza sestante” possa
provenire da “Max e os felinos” (Max e i felini, in portoghese). Perché
quando Moacyr Scliar, l’autore, scrisse il titolo, voleva proprio
parlarci di cosa c’entrassero i felini nella vita di Max.
Di come una
tigre impagliata e con gli occhi di vetro, nel negozio di pelli del
padre, terrorizzasse il protagonista bambino che sognava il Brasile,
chino sui suoi libri. Di come il Max ragazzo, in fuga dalla
persecuzione nazista, si trovasse a condividere scialuppa, viveri e
sorte post-naufragio con un giaguaro. Di come un misterioso puma,
venuto dal passato, minacciasse la quiete finalmente raggiunta – in una
grande tenuta proprio in Brasile, accanto a una donna indios – del Max
adulto.
Tutto questo in poco più di cento pagine, spoglie, veloci,
essenziali. Un romanzo che è come una favola, surreale e sottesa da
un’invisibile paura. Max cresce, si forma, fa esperienze, teme, fugge.
Ma non si può sfuggire al proprio passato, sembra volerci dire
l’autore, e Max, incalzato da esso, finirà per affrontarlo. Chi
vincerà? Ai lettori l’ardua sentenza.
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